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Flora e vegetazione

Possiamo schematizzare e suddividere il territorio di Mogoro nelle seguenti unità paesaggistiche:

– Zone adibite prevalentemente alla coltivazione di piante erbacee annuali non spontanee;
– Zone utilizzate per colture legnose permanenti o perenni: vigneti, uliveti, mandorleti, agrumeti;
– Zone adibite a rimboschimento con specie non autoctone quali pini, eucaliptus;

Le suddette zone vanno a costituire il cosiddetto paesaggio vegetale antropico, giacché la continua influenza dell’uomo in determinate parti del territorio ne ha cambiato i connotati di naturalità originaria.

Seguono unità di paesaggio contraddistinte da maggior naturalità rispetto al “paesaggio antropico”:

– Zone rupicole in cui è prevalente l’aspetto di roccia nuda;
– Zone caratterizzate da prevalente vegetazione erbacea naturale (pascolo naturale) intercalata a gariga o arbusti ed alberi sparsi;
– Zone coperte da macchia mediterranea più o meno evoluta verso l’aspetto basso e monospecifico (landa), o alta e diversificata (macchia-foresta) e comunque sempre caratterizzata dall’aspetto legnoso dei componenti l’associazione;
– Zone interessate da bosco, ceduo o a fustaia, in cui la struttura è sempre e comunque dettata dalla presenza di specie a portamento arboreo.

Il bosco di leccio (Quercus ilex) rappresenta un tipo di copertura vegetale poco diffusa, estesa quasi esclusivamente ai bordi degli altopiani basaltici. Tale bosco risulta talvolta impenetrabile per la presenza di specie lianose che formano un fitto groviglio, Rovo (Rubus ulmifolius), la Smilace (Smilax aspera), l’Edera (Hedera helix) e la Clematide (Clematis sp. ), quasi a diffesa delle specie del sottobosco quali felci, muschi, licheni, viole, ciclamini e molteplicipecie di variegati funghi.

Il contingente arboreo è incrementato anche da: Olivastro (Olea europaea var. sylvestris), Pioppo (Populus alba), l’Olmo (Ulmus minor), il Salice rosso (Salix purpurea), il Frassino meridionale (Fraxinus oxicarpa), Sughera (Quercus suber) e Roverella (Quecus pubescens).

Laddove il bosco si dirada in conseguenza di fenomeni di decespugliamento, dovuto a pascolo e incendi, fa la sua comparsa la macchia, che si classifica in:

– macchia a Lentisco (Pistacia lentiscus) e Olivastro (Olea europaea L. var sylvestris);
– macchia a Mirto (Myrtus communis);
– cisteto (Cistus monspeliensis), in zone sottoposte a ripetuti incendi o degrado;
– macchia ad Erica (Erica arborea) e Corbezzolo (Arbutus unedo);
– macchia ad Euforbia arborea (Euphorbia dendroides);

Indice di degrado della macchia, la gariga è una forma vegetazionale tipica di terreni in cui affiorano rocce, segnata dall’assenza di specie arbustive e dalla presenza di suffrutici. È ben rappresentata dalla Ginestra (Genista morisii) e dall’Elicriso (Helichrysum italicum), dall’Erba gatto (Teucrium marum), dalla Lavanda (Lavandula stoechas) e dall’erba delle streghe (Stachys glutinosa).

Formazioni erbacee con assenza di specie legnose caratterizzano il pascolo, il prato, la steppa, o la pseudosteppa.

Lungo i corsi dei torrenti, specialmente nei fondovalle e presso gli argini del Rio Mogoro, segnano la presenza dell’acqua e rappresentano un tipo di vegetazione ripariale i Pioppi, i Salici, gli Olmi, i Frassini, le Tamerici, le Canne, le Tife i Giunchi ed i Carici.

Trattazione a parte meritano i boschi artificiali creati dall’uomo con l’introduzione di specie non autoctone, generalmente conifere ed eucalipti che alterano l’ambiente naturale. Ma negli ultimi anni si è passati all’impianto di un impianto misto che associa alle conifere le specie mediterranee tipiche della Sardegna.