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Guerre, fascismo e moti di Sant’Antioco

Il tributo che Mogoro pagò alle due guerre mondiali fu altissimo. Settanta furono i caduti e i 21 mutilati su poco più di 3 mila abitanti durante la prima guerra, mentre 16 i caduti durantela seconda. Ancheil dopoguerra fu duro. Il primo, in particolare, fu segnato da proteste popolari, disoccupazione ed emigrazione. Tant’è che per combattere la disoccupazione vennero ripresi dall’amministrazione comunale vecchi progetti come la costruzione del mattatoio e del nuovo cimitero.

Intanto a livello nazionale ex combattenti e scontenti ingrossavano le fila del neonato partito fascista, partito che a Mogoro nacque nel 1923 anche se l’anno successivo per le elezioni politiche i fascisti ottennero un grave smacco dai sardisti con appena 143 voti contro i loro 237. È nel 1926 che arriva anche a Mogoro, Masullas e Siris il podestà, don Ferdinando Dedoni seguito nel 1929 dal torinese Oreste Rosaspina, rimasto famoso per aver portato a Mogoro luce elettrica e servizio di nettezza urbana, ma anche per la rivolta contro di lui avvenuta in occasione della festa di Sant’Antioco del 1930. Era stata infatti la mancata autorizzazione alla processione per i festeggiamenti del Santo ad esasperare il malcontento della popolazione fino alla ribellione vera e propria contro la forza pubblica che aveva finito per sparare sulla folla uccidendo un giovane, Giovanni Maccioni, e ferendone numerosi altri.

Al periodo fascista è però anche legato l’inizio dei lavori per caseggiato scolastico in piazza Sant’Antioco, diga sul rio Mogoro e ponte. Senza contare che il paese dovette ospitare oltre mille sfollati provenienti da Cagliari e circa tremila tedeschi appartenenti alla novantesima corazzata. Proprio durante i bombardamenti di Cagliari anche il liceo ginnasio “Dettori” venne trasferito nel nuovo caseggiato scolastico di Mogoro dove venne ospitato anche il comando del Settimo.