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Età punica

Verso il 509 a.C., alla conclusione della guerra combattuta con alterne vicende contro i sardi, Cartagine aveva il controllo di tutti i mari della Sardegna e il controllo diretto punico si estendeva nell’entroterra fino a raggiungere località molto lontane dal mare.

La presenza dell’importante scalo portuale della città di Neapolis, con le sue vie di penetrazione, assicurava oltre alla pesca, il fabbisogno dei metalli e di derrate alimentari per il consumo locale e per il commercio.

Vennero interessate da tali eventi anche le fertili regioni del Part’ ‘e Montis e della Marmilla con la valle di penetrazione del Rio Mogoro, dove oltre al tempio dedicato al Dio-“Sid-Sardo-Babbai” ipotizzato dal prof. Puxeddu nel paese di Siddi, si sono trovate anche altre testimonianze archeologiche.

Nel territorio mogorese, oltre alla stele funeraria trovata nella regione S’Arxidda e custodita nel museo di Cagliari si hanno testimonianze di tale periodo soprattutto nelle località di Cot”e Marroni e Is Nuracis: tombe e cocci di vasellame vario, ma anche steli funerarie purtroppo oggi disperse.