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Personaggi mogoresi

I nobili Paderi sono iscritti nell’elenco nobiliare italiano con i titoli di cavalieri, don e nobili, ma ebbero probabilmente legami con il Giudicato d’Arborea e il loro nome compare fin dal XV secolo quando un loro avo guidò la cavalleria di Parte Montis nella lotta tra Alagon e Aragonesi. Il loro stemma raffigura un’arma d’oro a due braccia vestite d’azzurro, ogni braccio tenente una spada all’insù, con tre teste umane. Del titolo nobiliare fu insignito Antiogo Paderi Simbula con diploma del 1749.

Provenivano da Villanovafranca e si stabilirono a Mogoro nel 1761.

Teresina Maria La Spina scrive nella sua tesi di laurea che il capostipite della famiglia mogorese fu don Vincenzo, uomo di notevoli doti imprenditoriali, il quale riuscì ad accumulare una delle più grandi fortune della Sardegna del periodo.

Anche Gian Giacomo Ortu conferma che Don Vicente Paderi è l’unico nobile presente a Mogoro nel Settecento. Sottolinea inoltre che tra il 1768 e 1784, anni di crisi e aziende in vendita, egli è il più attivo acquirente di terre a Mogoro e non solo.

Il Paderi infatti opera in diversi altri paesi del Parte Montis e della Marmilla, ma anche a Cagliari e Oristano. L’asse più solido e redditizio del suo patrimonio (che lascerà al primogenito Salvatore nel corso dell’Ottocento) si forma a spese di altre famiglie nobili della zona come i Cony e i Diana.

Ancora nelle liste di scrutinio del 1801 e 1804 don Vincenzo Paderi risulta essere l’unico nobile di Mogoro e secondo proprietario terriero dopo Antonio Vincenzo Sanna.

Sisinnio, nipote di don Vincenzo Paderi, figlio del suo primogenito don Salvatore Paderi Flores, svolse l’incarico di capitano dei barracelli fino al 1830 e censore del Monte Granatico. Don Antioco Paderi fu presidente della congregazione della Carità fino al 1866 quando fu sostituito da don Vincenzo Sanna Borro.

Nel 1906 ancora ben 5 rappresentanti dei Paderi erano presenti fra i 60 maggiori contribuenti dell’imposta sui terreni, mentre nel 1910 don Sisinnio Paderi Cao divenne membro della commissione di vigilanza per l’adempimento dell’obbligo sull’istruzione elementare.

Nel 1916 moriva a Mogoro il notaio oristanese Francesco Denti Meloni, vedovo di donna Maddalena Paderi Cao. Nel suo testamento disponeva un lascito per la fondazione di un asilo infantile che sarebbe sorto nella sua abitazione in Funtanedda gestito dalle suore. L’asilo, denominato Denti-Paderi appunto, venne inaugurato nel 1920 ed è tuttora esistente e attivo.

Durante il Novecento c’è stato comunque il lento declino della famiglia Paderi e una polverizzazione dei loro possedimenti a Mogoro.

Nel 1814 ad Antonio Vincenzo Sanna venne concesso il titolo di cavaliere nobile, don. Era uno degli uomini più eminenti di Mogoro e aveva dato un importante contributo all’innovazione agraria della zona con l’impianto e l’innesto di migliaia di ulivi nei suoi chiusi di Santa Barbara, Perdiana, Forada Manna e Su Cunventu, oltre a possedere tutti i requisiti necessari a quel tempo per aspirare alla nobilitazione. Ottenne così anche l’uso dello stemma, uno scudo d’oro semi-ovale aureo, una campagna verde con un albero di ghianda ai cui piedi stava un cinghiale. Cinghiale che era già raffigurato nello stemma del vescovo di Ales, Giovanni Sanna e testimonia il legame con la chiesa dei Sanna che aggiunsero poi al cognome Sanna anche quello di Borro, secondo la volontà di un’a ntenato, Giovanni Antonio Borro, decano della Cattedrale di Cagliari e vescovo di Bosa.

Nel 1798 era stato sindaco e si era opposto alle richieste del Viceré Vivalda, il quale aveva ordinato al Comune di far trasportare a Cagliari una vitella (gratuitamente pare e solo dopo era stato precisato che sarebbe stata pagata). Suo padre; Bernardino Sanna Pira, era stato il primo sindaco appartenente alla seconda classe.

Fin dall’età di 18 anni Antonio Vincenzo, nato nel 1769, era capitano della cavalleria miliziana di Mogoro e anche Don Efisio Sanna aveva comandato l’intero battaglione miliziano di Ales, cariche molto ambite perché offrivano l’appiglio per ottenere esenzioni fiscali e potevano portare alla nobiltà.

I Sanna praticavano tradizionalmente la professione di notaio e possedevano un notevole patrimonio terriero. Dal 1684 al 1704 Francesco Antonio Sanna, nonno di Antonio Vincenzo, per incarico del marchese di Quirra era stato reggente dell’intero dipartimento di Parte Montis di cui Mogoro era capoluogo e il nipote, anche se non esercitava, aveva probabilmente fatto studi notarili.

La famiglia Sanna proveniente da Maracalagonis si insediò a Mogoro tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento e, pur non essendo nobile, alla fine del Cinquecento un avo di Antonio Vincenzo Sanna era stato major a Mogoro e un fratello lo era stato a Bonorcili. Più volte avevano svolto incarichi di fiducia per la contessa di Quirra Violante Carroz e, a riconoscimento dell’i mportanza della famiglia Sanna, nel 1791 ci fu il matrimonio di Antonio Vincenzo con donna Marianna Piras Paderi, nobildonna mogorese nipote di don Vincenzo Paderi Mancosu e figlia del giudice della Reale Udienza don Pietro Piras Borro di Senorbì-Cagliari.

All’epoca della nobilitazione il Sanna possedeva, nel complesso, 2826 alberi d’olivo, 1994 olivastri, 100 alberi da frutto, alcuni vigneti, un orto e tre mulini ad acqua in un territorio di circa 114 starelli. Egli risiedeva abitualmente a Mogoro almeno dal Seicento.

Un suo discendente, Don Carlo Sanna, nel 1907, acquistò la prima mietitrice meccanica della zona, capace di mietere e legare in dieci ore il grano di cinque ettari di terreno e l’avvenimento fu di tale importanza da comparire nelle pagine de L’Unione Sarda anche perché rappresentava un attivo esempio di modernizzazione dell’agricoltura e di propaganda per diffondere l’uso di mezzi meccanici d’avanguardia in agricoltura.

Con la morte di Don Carlo Sanna però (1820) si spezzava il legame tra i nobili Sanna e Mogoro. Da allora infatti cominciarono a venir vendute proprietà terriere e bestiame e nel 1960 anche abitazioni. Unica eccezione: il periodo dei bombardamenti di Cagliari quando i Sanna dovettero sfollare e rientrare a Mogoro.

Proprio a Cagliari dove si trasferirono, si imparentarono con i Randaccio, quelli del senatore Raffaele Sanna Randaccio, con gli Angioni, i De Magistris ricoprendo importanti cariche militari, civili e religiose.