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Architettura

La chiesa del Carmine fu costruita all’inizio del XIV secolo, in stile romanico gotico, e fece parte in seguito del convento dei Carmelitani giunti a Mogoro nel 1600 e partiti nel 1855 in seguito alla soppressione dei monasteri e del passaggio dei beni ecclesiastici allo Stato.
Realizzata in blocchi di arenaria chiara, ha un’ unica navata e copertura a capriata con travi in legno. La facciata ha un portale romanico architravato, sormontato da un arco di scarico a tutto sesto. Ai lati della porta due pilastrini decorati che terminano con capitelli gotici, dai quali si dipartono archetti gotici trilobati che limitano la fascia inferiore della facciata. Gli stessi archetti trilobati ornano anche la parte triangolare superiore. I muri esterni laterali sono ornati da finte colonne e archetti gotici. Nel muro di destra è posto il campanile a vela.
Tutt’intorno una grande piazza in pietra e il giardino dominati sul cucuzzolo della vicina collina dal nuraghe “Su Gunventu”.

La chiesa parrocchiale, dedicata a San Bernardino da Siena, è situata nel cuore del paese. Unica la grande navata centrale, con otto cappelle laterali fra le quali spicca sulla sinistra rispetto all’ingresso la seicentesca statua della Madonna del Rosario poggiata su di un altare in legno dorato del cinquecento con colonnine tortili. Lo stile della chiesa è tardoromanico – barocco, e la struttura ha una lunghezza di oltre 25 metri ed una larghezza di 15. Nella chiesa non ci sono opere d’arte di valore se non una croce processionale che la tradizione popolare ritiene provenisse dalla vicina Bonòrcili, salvata e portata dalla devota zia Giuanna Zonca, a seguito delle incursioni dei mori saraceni che distrussero il villaggio. In effetti la croce fu fatta fabbricare nel 1603 dal rettore Spiga. La navata è stata affrescata nel 1933 dal pittore Bacciccia Scano con scene che raccontano la vita di San Bernardino. Dietro l’altare maggiore, in una nicchia, è sistemata una statua lignea del santo patrono di Mogoro, oggi completamente restaurata e riportata all’antico splendore della veste damascata. La statua viene tenuta per sei mesi all’interno della nicchia, dove viene collocata in occasione della festa di Ognissanti (S’Inserru) e per sei mesi viene esposta alla devozione dei fedeli al centro della chiesa. Non si conosce l’origine di questa consuetudine. Un tempo a sinistra dell’altare maggiore, in marmo bianco, nero e giallo, vi era la reliquia del miracolo eucaristico, avvenuto a Mogoro nell’aprile 1604 conservata in una piccola teca in metallo dorato. Dopo il recente restauro di pavimenti e pitture conclusosi alla fine del 2005, la parrocchia ci appare sfavillante e luminosa, oltre che per gli affreschi riportati ai colori originali, anche per le pareti liberate da appesantimenti e interventi realizzati nei decenni scorsi.

La chiesa della Madonna di Carcaxia. A due passi dalla cantina “Il Nuraghe”, nei pressi di una villa medioevale dell’antica curatoria di Bonorcili, distrutta dai saraceni nel XV secolo quando la maggior parte dei superstiti si rifugiarono nell’abitato di Mogoro, sorge la piccola chiesa dedicata alla Vergine assunta in Cielo. La chiesa di Santa Maria Carcaxia risale con molta probabilità all’anno Mille, ma è stata più volte distrutta e ricostruita. Nel 1750 infatti la chiesa ha subito una parziale demolizione e parte del materiale era stato impiegato per fabbricare l’antico ponte sul Rio Mogoro. Soltanto nel 1921 la chiesetta venne ricostruita dalle fondamenta grazie al lavoro di numerosi mogoresi e nel 1979 venne di nuovo restaurata con una sottoscrizione e con il lavoro gratuito di tanti volontari. A una sola navata, con campanile a vela e un piccolo abside semicircolare è costruita con pietra bianca e basalto e oggi appare completamente immersa nel verde e circondata da vigneti e oliveti.

La piccola chiesa di Sant’Antioco, un tempo patrono di Mogoro, sorge su una collina che domina la vallata e vi si accede tramite una suggestiva scalinata in basalto nero che si affaccia verso il cuore del paese. A un’unica navata, ha un campanile a vela con due bifore e la facciata è interamnte realizzata in basalto nero, mentre il resto è in pietra bianca calcarea. La data di costruzione è incerta anche se è una delle chiesa più antiche del paese. Al tempo del rettore Sanna di San Gavino fu ampliata e costruita la nuova facciata con materiale di spoglio recuperato dalla chiesetta sconsacrata e abbandonata di S. Pietro, vicino alla ss 131 tant’è che è rimasto nella memoria popolare il ricordo del trasporto di questo materiale con 300 carri carichi di pietra che oltre per la chiesa venne utilizzata per altre opere. Tutt’intorno l’antico cimitero in uso fino al 1933, demolito nel 1959 per la costruzione, mai ultimata, di un orfanotrofio vescovile. Particolarità della chiesetta, l’abbondanza all’interno di ex voto non solo per Sant’Antioco, ma anche per il patrono San Bernardino.