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Alimentazione, mensa, tempo pieno e salute.

Si è tenuto a Cuccurada, alla fine dello scorso anno, un interessante dibattito sul tema dell’alimentazione, dal titolo: “Dai nuragici ad oggi… come mangiavano, come mangiamo…. Il cibo è il nostro benessere” nel corso del quale ho parlato di mensa perché come amministrazione abbiamo sponsorizzato fortemente il tempo pieno, nella convinzione che contribuisca ad innalzare il livello di apprendimento degli scolari.

Tempo pieno vuol dire consumare il pranzo a scuola. Consumare un pasto nutrizionalmente corretto e controllato dal SIAN – il Servizio Igiene degli alimenti e della Nutrizione della ASL locale.

Quando siamo arrivati quattro anni fa, ad aggiudicarsi l’appalto per la gestione del servizio, era la ditta che offriva il prezzo economicamente più vantaggioso; oggi è l’offerta qualitativa a vincere sull’aspetto finanziario. Abbiamo preteso che a predominare nella mensa dei piccoli siano gli alimenti più sani e genuini, i frutti della terra biologici e locali, a km zero, i prodotti della nostra tradizione, l’acqua di rete e le pietanze fresche.

Tutto questo perché abbiamo a cuore la salute dei nostri bambini e sappiamo che un’alimentazione sana ed equilibrata svolge un ruolo fondamentale per il raggiungimento del benessere psico-fisico.

Lo scorso anno, abbiamo richiesto al gestore del servizio anche la preparazione e la distribuzione dello spuntino di mezza mattina, che alternativamente propone o un piccolo panino o un frutto o uno yogurt, o una porzione di torta margherita. Una novità che, se è stata apprezzata da moltissime famiglie ha anche incontrato alcune resistenze. Motivi del dissenso le varietà e le quantità. Ma sono soprattutto le quantità a preoccupare i genitori; sembra sempre troppo poco ciò che viene distribuito, come se si volesse risparmiare sul pezzo di pane.

È difficile far capire che sono le pesature consigliate dal SIAN, così come è vivamente raccomandato che anche lo spuntino venga variato, per contrastare la monocultura del panino; che sia al salame o al prosciutto non cambia l’abitudine oramai inveterata dei nostri bambini e ragazzi a nutrirsi solo di “ciò che piace”. E ciò che piace non sempre è ciò che fa bene.

Così si rifiuta la mela o lo yogurt e ci si lamenta perché sembra sempre troppo poco. Certamente un sacrificio per molti, abituati a trovare il frigorifero pieno e a servirsene a piacere, salvo poi ritrovarsi a dieta perché sovrappeso.

Se consideriamo il fatto che l’obesità infantile viene considerata una vera e propria emergenza sociale e sanitaria si fa fatica a capire la preoccupazione che ai bambini non venga dato abbastanza da mangiare.

Ma se riflettiamo su tutti i condizionamenti che, come consumatori subiamo, ci appare subito chiaro.

È sufficiente infatti riflettere sul ruolo che la pubblicità esercita sulle dinamiche familiari e, in particolare, sul ribaltamento dei ruoli all’interno della famiglia per capire.

Fateci caso: chi è che fa la spesa oggi al supermercato? Chi è che orienta le scelte tra le migliaia di prodotti in offerta? Chi è che decide cosa mettere dentro il carrello e nel piatto? Nella maggior parte dei casi è il bambino, e non a caso i bambini sono i soggetti preferiti dai pubblicitari. Così, sono i bambini che decidono, oggi, cosa si mette in tavola; se un alimento non incontra il gradimento del piccolo, semplicemente non lo si cucina più e lo si elimina dalla dieta di tutta la famiglia. Purtroppo questa modalità di conduzione della vita familiare è sempre più diffusa, e per questi motivi è difficile riuscire in mensa a far mangiare ai bambini il passato di verdura o la platessa al forno, per fare due esempi di pietanze ed alimenti generalmente rifiutati.

Raramente invece, i genitori mostrano altrettanto interesse per la qualità di ciò che si mette in tavola. Se l’olio extravergine utilizzato è locale, se le mele provengono da agricoltura che utilizza la lotta integrata, se la verdura è biologica, quali sono i fornitori della carne … e via discorrendo.

Eppure sapere cosa effettivamente si dà da mangiare ai figli non è di poco conto.

Il fatto è che siamo generalmente portati a credere che sia sufficiente che un prodotto venga reclamizzato perché sia buono. E così, nonostante la crisi ci imponga molte ristrettezze, si è disposti a rinunciare alla qualità di ciò che mettiamo nel nostro frigo, piuttosto che alla quantità. Preferiamo mangiare tutti i giorni un prosciutto scadente piuttosto che una buono una sola volta alla settimana. Cercare il pacco di merendine in offerta ad un euro, senza chiederci di che cosa siano fatte, se possono permettersi di venderle ad un prezzo così basso, invece di riscoprire la buona abitudine della torta di casa o uno yogurt, un frutto, un pezzo di pane.

Ecco perché iniziative come quelle tenutesi a Cuccurada sono importanti: perché aiutano a riflettere e fanno capire che un’alimentazione sana ed equilibrata aiuta a stare bene e a vivere meglio e in salute.