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Siamo ciò che mangiamo’: Ecco come le nostre scelte alimentari si riflettono su noi stessi e sul pianeta

Di norma, le abitudini alimentari sono considerate un fatto privato che riguarda solo noi stessi e i no­stri gusti. Ma, nel mondo iper-con­nesso nel quale viviamo, avviene che atti quotidiani, all’apparenza banali, abbiano delle implicazioni globali. Un esempio di questo si­stema sono le scelte che facciamo al supermercato durante la spesa e l’impatto che esse hanno sulla filie­ra produttiva del cibo.

La produzione industriale ha gene­rato enormi benefici: ha garantito a tutti l’accesso a prodotti di qualità, ha portato sulle tavole cibi esotici e ci ha fatto scoprire tradizioni ga­stronomiche estere tanto bizzarre quanto gustose. Sugli scaffali dei nostri supermercati troviamo la va­schetta di sushi, la fajita messicana e l’arancino siciliano: cibo da tutto il mondo, con standard qualitativi garantiti e certificati.

Tutto ciò sarebbe meraviglioso, se non fosse per le molte conseguenze si porta dietro: effetti collaterali di cui non siamo consapevoli, pur essen­done in qualche modo responsabili. Nel mondo odierno infatti, l’atto di fare la spesa si è trasformato in un gesto dalle implicazioni planetarie. È bello poter gustare le arance ci­lene in agosto o le fragole del Sud Africa quando i nostri campi sono gelati, ma ormai è noto che il tra­sporto di prodotti alimentari da un capo all’altro del mondo sia tra le maggiori cause di inquinamento dell’atmosfera.

Spesso poi frutta e verdura sono sottoposte a trattamenti antiparas­sitari i cui residui permangono fino al momento del consumo. Ulteriore esito negativo è l’impoverimento del suolo dovuto allo sfruttamento intensivo: con l’aiuto di fitofarmaci stimolanti, i campi producono quan­tità ingenti, a fronte di una qualità nutrizionale tragicamente inferiore.

Numerosi studi confermano che tali metodi sono molto onerosi per l’ambiente e di dubbia utilità per noi. La presa di coscienza di que­ste problematiche ha innescato una riflessione che ha portato ad individuare strategie di coltivazione più vicine al proprio territorio e più responsabili nei confronti dei con­sumatori come l’agricoltura biolo­gica, l’agricoltura integrata e l’agri­coltura sinergica.

Anche i consumatori possono or­ganizzarsi, fare delle scelte eti­che e promuovere così una filiera più sostenibile e un’alimentazione più sana: aderire ad un Gruppo di acquisto solidale o chiedere alla propria amministrazione comunale l’attivazione di orti urbani sono del­le possibili strade.

Nel nostro piccolo possiamo fare tanto, per noi stessi e per il pianeta, attuando semplici buone pratiche nelle scelte alimentari giornaliere: preferire i prodotti locali, la cucina di casa, una frutta appena colta al posto di una merenda confeziona­ta.

Il ‘siamo ciò che mangiamo’ di Feuerbach, pronunciato oggigior­no, non rimanda all’unità inscindibi­le tra corpo e psiche, ma invita piut­tosto ad una riflessione a proposito delle nostre abitudini alimentari: più saremo informati e coscienti di ciò che mettiamo in tavola, più ci sta­remo prendendo cura di noi e del posto in cui viviamo.

Fonti: Guida al consumo critico, Emi, 2009.  www.retegas.org