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Su Momoti

“Comprendevamo di essere al centro di un mare che si faceva di giorno in giorno più popolato, non potevamo fermare il ciclo dell’uomo, nessuno può fermarlo. Dovevamo incontrare gli altri uomini per crescere” . Sergio Atzeni sintetizza così più di altri cosa è la migrazione.

La popolazione Italiana è composta per l’8,3% di immigrati (5 milioni di cittadini), in Germania sono l’11,2% (9,3 milioni). In Sardegna gli immigrati sono 54 mila, il 3,2% della popolazione.
I rifugiati o richiedenti asilo e protezione in accoglienza nella penisola sono 130 mila (in Sardegna 3.300), decine di migliaia sono fuori dai Centri.

Secondo le Forze dell’Ordine la presenza di richiedenti asilo non ha peggiorato gli indicatori relativi ai reati, specie quelli gravi. Tuttavia nella popolazione è presente un senso di inquietudine, di paura dell’ignoto. Negli anni passati un discutibile approccio pedagogico metteva in guardia i bambini dai cattivi comportamenti, pena l’arrivo “dell’uomo nero” (Su momoti), simbolo di pericolo e punizione.

Tempi passati? Ci stiamo ritornando.

Il Parlamento ha infatti approvato una Legge che individua formalmente un capro espiatorio (l’uomo nero) e assume iniziative che renderanno marginali centinaia di migliaia di persone già in percorsi di inserimento.

La protezione umanitaria, che la Legge di fatto abolisce, è presente in tutti i paesi avanzati e nel giro di pochi mesi almeno 110 mila immigrati (2500 in Sardegna) verranno resi clandestini, dovranno abbandonare i centri, non potranno lavorare se non in nero. Non lasceranno l’Italia. Con gli attuali accordi bilaterali il Governo non è in grado di fare rimpatri nei paesi di origine, ne’ la Legge ha modificato questo dato (5.000 rimpatri nel 2018).

Verrà smantellato un sistema che sta dando, soprattutto in Sardegna, i frutti positivi dell’ integrazione.  Nella nostra Isola, grazie alla azione della Regione, dell’Anci e delle Prefetture, i CAS e gli Sprar stanno accogliendo in maniera sostenibile (meno di 30 migranti per Centro) con l’impegno di 1.000 giovani professionisti sardi, che presto perderanno il lavoro per diventare anche loro fantasmi.

Lo hanno chiamato Decreto sicurezza. E’ la Legge (Dis)integrazione. Centinaia di migliaia di persone abbandonate che saranno preda di ogni forma di illegalità o mafia. Questo farà calare le nostre paure? Ci leverà le inquietudini? No, le aumenterà! E diminuirà la nostra sicurezza. Si coglie nell’azione del Governo una linea di continuità con la tristemente famosa Legge Bossi-Fini. Impedire qualsiasi forma di migrazione, programmata o non programmata, nella illusione che un’Italia (ed una Sardegna) impermeabile agli apporti esterni, possa avere un futuro e più sicurezza.
La clandestinità è oggi l’unico metodo per entrare nel Paese. Questa politica mette i poveri gli uni contro gli altri, e fa crescere artatamente le paure di cittadini sempre più anziani e sempre più soli.

L ‘ultima trovata, è quella di non sottoscrivere un documento come il “Migration Global Compact”, strumento per un Governo mondiale dei fenomeni migratori, che è proprio la priorità già dichiarata dall’Esecutivo nazionale.

Che fare?

Ci vuole una presa di coscienza collettiva della Società Civile e delle Istituzioni ad ogni livello; decidere insieme che la strada giusta è un’altra. Bisogna mobilitarsi perché l ‘Italia firmi il “Compact” e, se non lo dovesse fare, promuovere una campagna civica di adesione “ politica “ diretta. Quindi rinnovare una stagione di Governo dei flussi migratori, programmati e non, in Italia come in Sardegna.

Lo possiamo fare, la Regione Sarda lo sta’ giá facendo.

Tornando a Sergio Atzeni: “L’ incontro ha un costo, pagarlo è inevitabile”.

Filippo Spanu Ass. reg. con delega ai flussi migratori