Comunu de Moguru

Comune di Mogoro - 50ma Fiera del Tappeto

Salta la barra di navigazione e vai ai contenuti

L'arazzo e il tappeto

ArazzoL’arazzo è il re della produzione mogorese. Con il suo sfavillio di colori e fili dorati è il manufatto più antico che le donne di Mogoro tessevano fin dalla notte dei tempi. Era un’usanza, ma soprattutto un’arte che si tramandava di madre in figlia. Cominciavano da giovanissime a tessere prima delle semplici tele per sacchi, poi copri materassi in lino, tele per camice e lenzuola fino al corredo nuziale, abiti, addobbi per l’arredo domestico ma anche per buoi e cavalli. Ed è forse per questo gusto nell’adornare la casa o gli animali nei giorni di festa con i propri lavori intessuti che la tradizione dell’arazzo a Mogoro è rimasta viva fino ai giorni nostri. L’arazzo nasce infatti come coberibancu, ovvero copri cassa o tappeto da tavolo proprio per ornare con i suoi colori quei mobili così poveri ed essenziali e dare ad ogni casa quel tocco di singolarità e peculiarità che animava le donne del paese. Tant’è che era uso comune per le donne firmare i loro capolavori tessendo negli arazzi oltre al loro nome anche la data di esecuzione e magari anche per chi l’arazzo era stato realizzato o a chi veniva donato. L’arazzo era lungo e stretto (circa 50 cm di larghezza) come i tavoli d’allora ed è solo alla fine degli anni Quaranta che comincia a venir appeso alle pareti come un grande quadro decorativo, le sue misure si ampliano (si arriva agli 80 cm di larghezza) e la lunghezza diventa standard (intorno a 180 cm), mentre prima si adattava a mobili e tavoli.

Il telaioCaratteristica dell’arazzo mogorese è l’esplosione dei colori. Rosso, azzurro, verde, giallo, nero e a fili dorati davano e danno broccati sfavillanti carichi di simboli. Dal liocorno alla colomba sinonimi di purezza e castità, alla cornucopia simbolo d’abbondanza come l’uva che raccoglie in sé immagini cristiane insieme alla fontana e all’acqua anch’esse metafore tipicamente religiose. C’è, dunque, un mix di sacro e profano nelle rappresentazioni stilizzate degli arazzi, ma anche figure antropomorfe come i ballerini di ballo sardo o “Sa dama intrendi in cresia” (la dama che entra in chiesa) raffigurazione tipicamente mogorese come anche la decorazione “tulipani e dalie” di lunghissima tradizione e il cui esemplare più antico ancora conservato risale al 1882 ed è di proprietà della parrocchia.

EsposizioneMa se arazzi e copricasse (coberibangus), bisacce (bettuas), collari per buoi e cavalli (cannacas), coperte da letto (cillònis e fanigas) hanno una tradizione antichissima, il tappeto sardo nasce in tempi recenti. Siamo infatti intorno ai primi anni Cinquanta quando comincia una reinterpretazione e rielaborazione dell’artigianato nelle sue forme e nei suoi usi. Così a partire dalla lavorazione tipica delle coperte (cillonis) nasce il tappeto realizzato con la lana sarda più grossa e grezza. I colori sono più sobri rispetto agli arazzi con l’uso diffuso di beige, rosso e nero, ma simboli e tradizioni rimangono invariati.