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Sono circa 80 le aziende che espongono i loro prodotti in fiera e provengono da tutta la Sardegna. Severissima la selezione effettuata da una commissione di esperti esterna allo scopo di mantenere alta la qualità e il legame con l’artigianato artistico e la tradizione locale. È questa la prima garanzia che la più importante vetrina dell’artigianato sardo offre ai suoi visitatori: lavorazione rigorosamente a mano e creatività nel rispetto della tradizione. Nascono così i pezzi unici che hanno fatto e fanno di Mogoro il paese simbolo della produzione artigianale isolana. E oggi, come in quel lontano 1961 in cui la kermesse mogorese nacque, maestre del tessile come Pina Piras Spanu, Dina Maccioni, le sorelle Fatteri, la cooperativa “Su Trobasciu” (anche centro pilota dell’ente I.S.O.L.A.), e altre, continuano a proporre mirabili arazzi e tappeti dai disegni e colori della Marmilla. Non mancano mai a questo appuntamento. Come loro, c’erano e ci sono ancora gli artigiani del legno: le famiglie Mandis, Serra, Casu, Maccioni, Orrù e Piras. Ma anche i produttori provenienti dai centri di tutta l’isola non sono da meno. Espongono anche ferro battuto, ceramiche dai mille colori, specchi e lampade, cestini, coltelli sardi o gioielli in oro e argento.
È dal 2000 poi che la fiera del tappeto mogorese ospita anche i prodotti dell’agroalimentare: carciofini, cardi, peperoncini ripieni, pane tipico, dolci e formaggi spesso biologici prodotti nei paesi del consorzio Sa Corona Arrùbia di cui Mogoro fa parte. Per la gioia di buongustai e sommelier, immancabili i vini doc della cantina sociale “Il Nuraghe” e la bottarga di muggine lavorata, a Mogoro dalla Blue Marlin.
Nuovi entrati nell’esposizione e subito premiati dal successo i mirabili gioielli realizzati in ossidiana e oro, i quadri, realizzati in svariati materiali, raffiguranti antichi portali, muri in pietra e aie da cui spiccano i rossi pomodori appesi come un tempo, ruote di carro in bella vista, brocche e cestini d’antica fattura: scorci di architettura e vita della Marmilla.
Come se non bastasse, con la fiera, gli artigiani spalancano le porte delle loro botteghe e l’attività incessante della Pro Loco permette di aprire una finestra sul passato della comunità con mostre a tema: del libro sardo, arazzo antico o dei mestieri d’un tempo, delle credenze popolari come malocchio e gioielli d’epoca.